My History

La mia città natale è stata letteralmente cancellata dalla faccia della Terra pochi decenni dopo la morte di Cristo. Per circa millesettecento anni, infatti, nessuno ha saputo dell’esistenza della meravigliosa antica Pompei, rasa al suolo e distrutta dalla terribile eruzione del 79 d.C. “Che bello essere nato a pochi metri dalla città millenaria più famosa al mondo!”. Fino a un certo punto. Perché questo suggestivo luogo alle falde del Vesuvio ha terribilmente segnato la mia vita studentesca, specie all’università. Ad ogni esame non appena il professore o la professoressa prendeva tra le mani il mio libretto degli esami, la scena era sempre più o meno sempre la stessa: “Luigi Novi, nato il 14 luglio 1989, a… Pompei! Beh, lei è nato nella città più visitata al mondo, nella città morta più viva al mondo e bla bla bla. Immagino che avrà visitato almeno una volta gli scavi archeologici! Cosa mi sa dire, Novi?”. Inizialmente cadevo quasi, per dirla alla Dante, “come corpo morto cade”, ma agli esami successivi, dopo aver letto libri e articoli, non appena il docente pronunciava “… nato a Pompei”, per “captare la benevolentia” del mio interlocutore, direbbe Machiavelli, esordivo con una lectio sull’antica Pompei (figuracce precedenti docebant). Ma al mio primo esame di storia, quella romana, quando credevo che la domanda sull’antica Pompei fosse scontata, la professoressa, appena guardò il mio libretto, fu attratta, invece, non dal luogo di nascita ma, pensate un po’, dal giorno, dal mese e dall’anno: “… quattordici luglio millenovecento ottantanove, lei è nato nel giorno del secondo centenario di un evento importantissimo, mi sa dire quale?”. “Certo, la presa della Bastiglia”. I miei esami, insomma, iniziavano sempre come i quiz della “ghigliottina”, ma per fortuna finivano a lieto fine.  Studiavo, infatti, ciò che mi incuriosiva per dedicarmi al lavoro che oggi tanto mi appassiona: essere insegnante. E lo sono a tutti gli effetti dal 20 luglio 2015, quando, presso l’università degli studi di Salerno, ho conseguito il titolo di abilitazione all’insegnamento dopo due lauree, una in Lettere Moderne e l’altra, quella magistrale, in Filologia Moderna. Ecco, molti di voi adesso abbandonerete questo blog perché tutto ciò che ha a che fare con la scuola è noioso eccetera eccetera. Invece, profontheroad.it nasce proprio con lo scopo di far amare la scuola ai ragazzi e, in particolare, le discipline umanistiche e ha l’obiettivo di raccontare il mondo della scuola attraverso gli occhi di un giovane docente. Il blog vuole essere, quindi, un luogo virtuale di confronto tra docenti e allievi ma anche una piattaforma per lo scambio di idee tra docenti. Prof on the road perché il “mestiere” di insegnante è sempre in divenire: un docente, infatti, è sempre sulla strada della conoscenza per imparare giorno per giorno, grazie all’ esperienza e al confronto. Mi piace, inoltre, pensare all’insegnante come l’allenatore di una squadra: gioisce per i risultati positivi e rimane deluso per quelli negativi; esulta, si arrabbia, stimola/motiva gli studenti. Il suo carisma, come quello di un coach, determina quanto velocemente cambia lo spirito della classe (di squadra); se lo spirito è basso il docente con un buon carisma lo farà risalire più in fretta, e se lo spirito è alto calerà più lentamente. Il livello del carisma di un insegnante, come quello di un allenatore, è determinante nello scegliere una strategia ottimale per l’atteggiamento della sua classe (squadra). Spero che ognuno di voi, colleghi, alunni, insomma chi legge, possa trovare qualcosa di interessante questo blog.